Un “tavolo interministeriale” subito!

Ieri Repubblica ha pubblicato in prima pagina una lettera del ministro degli Affari esteri, Giulio Terzi, che suonava urgente e vibrante d’iniziativa sulla questione Siria. Nella prima parte il capo della Farnesina compie una lunga – e sacrosanta – ricognizione di quanto sta avvenendo nel paese del medio oriente, individuando i temi decisivi.
24 AGO 12
Ultimo aggiornamento: 11:36 | 24 AGO 20
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Ieri Repubblica ha pubblicato in prima pagina una lettera del ministro degli Affari esteri, Giulio Terzi, che suonava urgente e vibrante d’iniziativa sulla questione Siria. Nella prima parte il capo della Farnesina compie una lunga – e sacrosanta – ricognizione di quanto sta avvenendo nel paese del medio oriente, individuando i temi decisivi: la fine inevitabile del regime di Damasco, la regia della repressione affidata all’Iran (“… il ricorso non più solo alle milizie interne, le shabiha, ma anche alle ‘legioni straniere’: tra i quarantotto sciiti iraniani rapiti a Damasco il 4 agosto vi sarebbero, asseritamente, anche diversi pasdaran ed ex militari…” scrive Terzi), il dovere morale, oltre che l’interesse, che la comunità internazionale ha nel sostenere la transizione a Damasco, che comunque “dovrà essere guidata dal popolo siriano”.
Nella seconda parte, la lettera di Terzi freme dunque d’urgenza e d’iniziativa, ma sciaguratamente – come se sulla Siria non si fossero già sprecate parole d’impotenza da ogni dove e per diciotto mesi – freme a vuoto: manca la ciccia. La voglia di comunicare è tanta, ma le proposte reali per fare qualcosa sono poche. Per esempio, il ministro dà notizia di avere deciso “l’istituzione di una task Force sulla Siria all’interno del ministero degli Esteri e proposto la creazione di un apposito tavolo interministeriale”. Un tavolo interministeriale: due parole udite le quali i ribelli siriani, gli squadroni della morte e i soldati a bordo dei carri si fermeranno e si asterranno dalla strage quotidiana.
La lettera dice anche che qui da noi in Italia si starebbe per avviare “una riflessione informale con un gruppo di alleati e paesi partner sul dopo-Assad”. Una riflessione informale: e lo stiamo dicendo a tutte le parti in causa, quindi ai ribelli che resistono alla potenza di fuoco dell’esercito governativo, al governo di Bashar el Assad e alle nazioni coinvolte come Iran, Russia, Turchia e Stati Uniti. Come se contasse qualcosa.
Viene la tentazione di sottoporre la lettera al giudizio asciutto dei ribelli siriani, e chiedere loro che cosa pensino della riflessione informale e della proposta di tavolo interministeriale. Probabilmente crederebbero a qualche pasticcio di traduzione. Oppure la sintetizzerebbero così: “Ah, alla fine avete deciso anche voi di darci le radio. Avremmo preferito una ‘no fly zone’, ma era improbabile che faceste più degli altri paesi”.
Il finale è perentorio: “La crisi siriana è un’assoluta priorità della nostra politica estera e dobbiamo continuare a essere all’altezza della sfida”. Ma le notizie che arrivano da Parigi, dove ora prendono in considerazione davvero la creazione di una ‘no fly zone’ sulla Siria, suonano più incisive.